LA SCOPERTA DELL'INCONSCIO: LA MENTE COME UN ICEBERG

LA SCOPERTA DELL'INCONSCIO: LA MENTE COME UN ICEBERG


Una delle ferite narcisistiche che Freud inflisse all'umanità fu l'idea che l'uomo non sia padrone assoluto dei propri pensieri. Prima della psicoanalisi, si credeva che la psiche coincidesse interamente con la coscienza. Freud scardinò questa certezza, paragonando la mente umana a un iceberg: la parte visibile sopra l'acqua è la coscienza, ma la massa enorme che resta sommersa rappresenta l'inconscio.



L'inconscio può essere immaginato come un magazzino a chiave chiusa. Al suo interno riponiamo tutto ciò che la nostra parte consapevole non riesce ad accettare: traumi infantili, desideri che riteniamo immorali, ricordi dolorosi o impulsi aggressivi. Questo meccanismo di difesa è chiamato rimozione. Noi dimentichiamo queste esperienze per poter continuare a vivere serenamente, ma la rimozione non cancella nulla. Questi pensieri rimossi continuano a premere per uscire, come oggetti gonfiabili tenuti a forza sotto il pelo                                                                                   dell'acqua.



Il conflitto costante tra ciò che vogliamo mostrare (la coscienza) e ciò che realmente proviamo (l'inconscio) è la base della vita psichica di ogni individuo. Freud spiegò che non esiste una barriera netta tra chi è considerato sano e chi è considerato malato. Tutti utilizziamo gli stessi meccanismi mentali; la differenza è solo quantitativa, legata a quanto è forte la tensione tra queste due parti della mente. Questa scoperta ha cambiato radicalmente il modo in cui guardiamo noi stessi, portandoci a chiederci costantemente cosa si nasconda dietro i nostri comportamenti apparentemente razionali.



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